Keith Haring è un pittore e writer statunitense.
Chiunque di noi avrà prima o poi visto un suo lavoro.

Haring aveva iniziato a disegnare fumetti aiutato dal padre che aveva notato il suo grande talento. Quando divenne adulto fu folgorato dai dipinti di Andy Warhol che vide in mostra a Washington D.C.


Haring faceva spesso uso di droghe e all’apice del suo successo contrasse l’HIV, ovvero l’AIDS. Negli anni Ottanta quella malattia fece una strage, spesso tra molti artisti dell’epoca. Quando contrasse la malattia, la sua fama aveva già raggiunto l’Europa e anche l’Italia. L’ultima opera pubblica che eseguì fu Tuttomondo, sulla parete esterna del convento di Sant’Antonio a Pisa; si tratta dell’ultimo inno alla vita di Haring, e di uno dei progetti più importanti che abbia mai fatto, così scrive. Nonostante la malattia si è sempre impegnato nell’ambito dell’emancipazione degli omosessuali e nella lotta all’Aids. Faceva parte del movimento politico per la lotta all’Aids.

Haring perseguiva un modello di arte per tutti, desiderando di mettere le proprie opere a disposizione del più grande pubblico possibile; ciò era possibile soltanto portando l’arte al di fuori dai musei e dalle gallerie, e ignorando le regole imposte dal mondo del mercato. Dipinse in metropolitana, sulle automobili, sui muri, tela, vestiti e quant’altro.

Ora arriviamo ad Angelina.
Nel 1989 andai negli Stati Uniti dopo aver vinto un concorso di racconti. Nelle settimane che rimasi a Los Angeles un giorno per caso mi ritrovai in un negozio e fui attratta da un orologio e dai suoi colori. All’epoca adoravo gli orologi e li collezionavo cercando sempre quelli più strani. Quell’orologio era proprio strano. Il cinturino era metà blu e metà arancione con tante macchie gialle. Il quadrante rappresentava degli strani uomini che inseguivano uno strano coniglio. Non so per quanto tempo lo indossai, ma lo conservo ancora e se ne può vedere l’usura nella foto qui sotto.

Io non sapevo nulla ne di arte, ne di AIDS, ne di Haring. Ero stata catapultata dall’altra parte del mondo dal mio piccolo paese dal quale mi ero allontanata al massimo di cento chilometri.
Tanti anni dopo scoprii che avevo un tesoro. Si perchè quell’orologio all’interno aveva una firma: Keith Haring !

Ora non so per quale strano segno del destino sia arrivato a me, forse solo per i suoi bellissimi colori, forse perchè quell’orologio mi prediceva il futuro: infatti ora amo tantissimo i murales e i graffiti. Quindi credo non sia arrivato a caso.

Haring ci ha lasciati a soli 31 anni per AIDS ma le sue opere vivono davvero ovunque. Quando mi capita di vederle penso a lui ma soprattutto a quei 32 milioni di morti che quella terribile malattia si è portato via. E che porta ancora via.

Thanks Keith

Angela Megassini

#angelamegassini

@angelamegassini

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