LE TRECCE BIONDE GLI OCCHI AZZURRI E POI…
Ieri mentre mi trovavo in un negozio, una commessa mi ha avvicinato e mi ha detto: “Ma che bellissima camicia, come le sta bene”. Un fatto più raro che mai che una persona sconosciuta ti faccia un complimento così, dal nulla. Indossavo una camicia della Looney Tunes, con tanti personaggi dei Cartoon, che comprai in America credo 25 anni fa. Così iniziammo a parlare di come a volte il bambino che c’è in noi non se ne voglia proprio andare. Anzi, nel mio caso, esce sempre di più. Io credo che più avanziamo con l’età più dovremmo ritrovare il bambino che c’è in noi.
Nel senso buono della parola intendo. Facendo quei piccoli gesti inconsapevoli che farebbe un bambino. Sorridere, dialogare con le persone, fare un complimento ad uno sconosciuto, sbagliare con una risata, ecc…Mi capita spesso di fare cose simili e mi sono sempre chiesta quale sentimento ho instillato nel mio interlocutore dopo il mio passaggio.
Forse un semplice “questa è pazza”, oppure un piccolo scuotimento di anima; una botta di vita. Chissà. Una delle cose che ho sempre amato fare sono le trecce. Un po’ in disuso ma non seguo le mode. E’ una usanza (non la mia ) che risale al 4.000 a.C. e che ci portiamo dall’Africa. Mi fa sentire bene, allegra. Poi recentemente ho scoperto il perchè.
Io non ho mai conosciuto nonni, sono mancati tutti prima che nascessi ma un giorno ho trovato questa bellissima storia sulle trecce che è davvero bellissima:
“Intreccerò la mia tristezza” …
“Mia nonna diceva che quando una donna si sentiva triste il meglio che poteva fare era intrecciarsi i capelli , in questo modo il dolore sarebbe rimasto intrappolato tra i capelli e non avrebbe potuto raggiungere il resto del corpo; si doveva fare attenzione che la tristezza non entrasse negli occhi altrimenti li faceva piovere, non era neanche buono lasciarla andare nelle nostre bocche per non costringerle a dire cose che non erano vere, che non si metta tra le vostre mani – mi diceva- , perché si può arrostire di più il caffè o lasciare cruda la pasta , e che alla tristezza gli piace il sapore amaro . Quando ti senti triste ragazza, intrecciati i capelli; intrappola il dolore nel gomitolo e lascialo scappare quando il vento del nord picchia con forza . I nostri capelli sono una rete in grado di catturare tutto: è forte come le radici di Ahuehuete e morbido come la schiuma di Atole. Che non ti prenda sprovveduta la malinconia piccola mia , anche se hai il cuore infranto o le ossa fredde per una assenza .
Non lasciarli entrare in te per i tuoi capelli sciolti, perché fluirà in una cascata attraverso i canali che la luna ha tracciato tra il corpo . Intreccia la tua tristezza , diceva sempre, intrecciate sempre la vostra tristezza. E domani che ti sveglierai con il canto del passero la troverai pallida e sbiadita tra il telaio dei tuoi capelli”… (María Gabriela Petri – Trenzando el tiemp).
Non è una storia bellissima? Ora capisco perchè mi sentivo così felice quando da piccola mi sedevo vicino a mamma e lei con pazienza e quell’immenso sorriso sulle labbra, come un pittore orgoglioso della sua tela e del suo pennello, divideva le ciocche dei miei capelli neri per farmi delle bellissime trecce.
Ed ero sempre felice…
Angela Megassini

#angelamegassini

@angelamegassini

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.