Alle superiori in una delle materie più importanti della scuola che avevo scelto, avevo un professore che una mattina arrivato in classe e sedutosi alla cattedra mi disse: “Megassini lei è troppo insicura, lei si attaccherebbe anche al piantone (tradotto il grande albero) che si trova davanti a casa sua”.

In quel momento mi sentii quasi umiliata. Un’incapace. Aveva colto nel segno. Quella frase mi è sempre rimasta impressa. Sono passati tantissimi anni eppure è sempre lì. Nella materia di quell’insegnante riuscivo a malapena ad avere la sufficienza. Ed ero bravissima in tutte le altre. Io non capivo quando spiegava, era contorto e di poche parole. Un paradosso ma era così. Gli piaceva prenderci in giro. Con una ironia anche piuttosto “paesana”. Le mie compagne lo adoravano, Era anche un bell’uomo. Lo consideravano “alternativo” nel modo di insegnare. Capivo il 90% delle sue lezioni ma quella frase che mi disse “lei si attaccherebbe anche al piantone davanti a casa” quella si l’avevo capita.

E anche lui aveva capito com’ero, perché ero proprio così, insicura e in cerca di amore e di affetto. Si è vero mi attacco, mi attacco alle persone che amo, mi attacco alle persone che stimo, mi attacco agli esseri umani, agli esseri viventi, alle cose belle e anche a quelle brutte. Mi attacco alla felicità e anche all’infelicità.

Quando ero una ragazzina non avevo i “genitori amici”, non mi portavano dallo psicologo, non sapevo cosa significasse l’affetto, l’amore. Così mi attaccavo a tutto ciò che aveva una parvenza di affetto o amore. E lo faccio ancora. Seguo le cose belle, le persone belle, seguo le cose brutte e le brutte persone. Sono come l’edera. Mi attacco. Ancora adesso.

Ho perso tutta la mia famiglia e ho affrontato dolori giganteschi, ma l’ho fatto a testa alta. Devo ringraziare tutti quei piantoni ai quali mi sono attaccata se c’è l’ho fatta a superare quei terribili momenti: Fabrizio in primis. Tempo fa rincontrai quel professore il quale mi fece un sacco di complimenti sapendo che avevo sposato un grande artista come Fabrizio.

Ebbi a che fare con lui per motivi di lavoro e riuscii a sbalordirlo. Ricordo che mi guardava come stupito dalla mia agilità nel fare un lavoro che mi aveva chiesto. E in quegli istanti davanti a lui pensavo a quella frase, a quel “piantone davanti a casa” dove secondo lui mi attaccavo. E sono orgogliosa di averlo fatto, sono orgogliosa di attaccarmi alle persone e alle cose. Non posso dire altrettanto del mio professore quando ho scoperto che negli ultimi anni della sua vita ha truffato e raggirato un sacco di gente. E che il suo insegnare non era “alternativo” è che non ne era proprio capace.

Angela Megassini

 

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