Capitava nelle calde giornate di giugno che il forte vento creasse dei grandi buchi nei campi di grano schiacciandolo a terra. Era uno spettacolo guardarli. Capitava magari che tutto ciò succedesse di domenica, così io e i miei pochi amici vestiti da festa, di bianco con quelle belle calzine di cotone bianche traforate e ricamate andassimo dopo la messa in quei campi di grano dietro casa mia e iniziassimo a correre tra quelle spighe mosse dagli strascichi di vento per poi buttarci all’indietro dentro quel grano schiacciato. Il grano era morbido e quando ci cadevano sopra era come se ci abbracciasse. Era una sensazione bellissima che non dimenticherò mai.

E ridavamo a squarciagola, oh quanto ci divertivamo. Poi tutti sporchi di verde che spiccava parecchio sui nostri vestitini bianchi ma soprattutto sulle calzine ricamate e traforate, tutti sudati tornavamo a casa. Mia madre me ne diceva di ogni come se avessi commesso un omicidio, urlando come una pazza. Allora mi cambiavo con abiti meno festosi e da sola tornavo in mezzo a quel grano. Correvo e correvo e poi via all’indietro, lì ferma ad osservare il cielo, le nuvole e a sognare. A sentire il rumore delle spighe che si toccavano mosse dal vento. E ogni volta che vedo un campo di grano con i “buchi di vento” mi commuovo e rivivo che giorni spensierati. Eccone uno di quelli nel quale ho lasciato una lacrimuccia…

Angela Megassini

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@angelamegassini

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